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Stalking


L’art. art. 612 bis del c.p., rubricato “Atti persecutori, punisce la condotta di “chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.”
Il delitto in commento costituisce un reato abituale, per la cui configurazione è richiesta la reiterazione delle condotte di minaccia o violenza almeno una volta, purché gli episodi siano collegati da un contesto unitario.
Le condotte sopra menzionate devono necessariamente causare almeno uno dei seguenti effetti alternativi:
– un perdurante e grave stato di ansia o paura nella vittima;
– un fondato timore per la propria incolumità o per quella di una persona a lei affettivamente legata;
la costrizione a modificare le proprie abitudini di vita

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I tratti dello Stalking

I comportamenti dello stalker annichiliscono la vittima al punto da assoggettarla psicologicamente, portandola a temere per la propria vita o per quella delle persone che le stanno accanto.

Le condotte quindi si connotano per la loro reiterazione nel tempo. Esse devono essere in grado di generare paura, turbamento e ansia nella persona presa di mira che, sentendosi sopraffatta, vede come unica via d’uscita il cambiare le proprie abitudini di vita.

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I comportamenti tipici nello stalking

L’art. 612 bis c.p. disciplina lo stalking, definito come quel comportamento assillante e invadente delle abitudini di vita della vittima, come quella serie di comportamenti intrusivi (appostamenti, messaggi e telefonate insistenti, comportamenti ossessivi) i quali ingenerano nella persona offesa uno stato perdurante di ansia e paura, o addirittura il temere per l’incolumità propria o di altri. Lo stalker è perseguito è punito nei modi previsti dalla legge.